S. Em. Vincenzo Fagiolo

 

S. Em. Vincenzo Fagiolo

Quando una ricca personalità ha diversi aspetti tutti degni di considerazione, è giocoforza che alcuni rimangano nell’ombra o non possano essere tenuti nel dovuto conto in un ricordo globale. Solo il trascorrere del tempo o un’attenzione differenziata consente di recuperarli o di riproporli.
Nel caso del Cardinale Fagiolo i sopravvenuti incarichi e la rilevanza dei medesimi, non devono far dimenticare il ministero di Giudice del Tribunale Apostolico della Rota Romana che egli ricoprì negli anni 1968-1971. Periodo, se si vuole, breve in quanto alla durata, ma di grande dedizione e intensità sia per il tempo in cui si svolse come per il significativo contributo che Vincenzo Fagiolo, uomo del Concilio già dalla prima ora, diede all’elaborazione della Giurisprudenza e al suo ulteriore sviluppo.
Siamo alla prima decantazione del prezioso messaggio conciliare nella Chiesa. Il Diritto, e ancora di più la sua espressione giudiziale in un campo così delicato e sacro come quello matrimoniale, doveva necessariamente procedere con grande rispetto dei principi che furono e sono tuttora ispiratori del sistema canonico. Ma neanche poteva ignorare la trascendenza del generoso, in intensità ed ampiezza, insegnamento del Vaticano II sul grande mistero dell’alleanza nuziale cristiana nel mondo d’oggi. Si trattava quindi di un tema al quale non era lecito avvicinarsi senza un fermo collegamento con la tradizione e con una non meno esigente fedeltà al rinnovato volto della salvezza che i Padri Conciliari avevano offerto all’uomo contemporaneo, in modo particolare nel documento – di cui nomen omen – «Gaudium et spes».
Mons. Fagiolo stette attento all’uno ed all’altro. Soprattutto nelle Sentenze che lo ebbero Ponente, le quali non mancarono di suscitare aperte posizioni dialettiche, molto utili a illuminare l’ormai irreversibile cammino. Ma anche nelle esposizioni dottrinali – da ricordare i suoi interventi nei diversi Congressi e nelle riunioni e pubblicazioni dell’Arcisodalizio della Curia Romana, di cui fu prestigioso Primicerio – ove ebbe modo di esprimere e puntualizzare con maggiore libertà di sistema, il pensiero e il linguaggio.
Il suo coraggioso sforzo rivolto con coerenza e passione a comunicare un volto giuridico cristiano a quella realtà così trascendente e indispensabile nel patto coniugale che è l’amore, resterà per sempre un punto di riferimento obbligato nell’aggiornamento della Giurisprudenza Rotale. Oggi le sue intenzioni hanno ricevuto più di una qualificata conferma. La presenza di San Bonaventura nelle sue decisioni, calda eco di una ricchissima esperienza universitaria, discente e docente; e il forte richiamo ad una maggiore insistenza nell’autenticità della giuridicità ecclesiale di fronte alla possibile prevalenza della forma propria di altri ordinamenti, caratterizzano i più significativi frutti del lavoro forense di Vincenzo Fagiolo.
Egli non fece mai mistero del suo attaccamento, come vincolo affettivo alla Rota Romana, specialmente quando, dimostrando ammirevole fedeltà a quello che fu un suo sincero e sentito impegno, vi tornava spesso e con grande piacere come ospite di onore. Con grande sensibilità, forse solo accessibile come qualità nascosta della persona a un contatto prolungato e umano al di là dei convenevoli del protocollo, evocava la ingegnosa ed acuta osservazione del Card. Gennari sul munus degli Uditori di Rota o riferiva l’altissimo elogio del Tribunale fattogli dal Presidente della Repubblica Italiana Saragat in occasione della sua nomina ad Arcivescovo di Chieti.
La bontà e la competenza di Vincenzo Fagiolo si sono trovate in completa sintonia – ne siamo sicuri – con il Supremo Giudice dell’ultimo giorno.

        José Marìa Serrano Ruiz